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I RACCONTI DEL PASSATO: LA LOLZA.

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Quand’ero piccola, accoccolata sulle ginocchia del mio papà, ascoltavo le storie della sua infanzia. Quella più raccontata riguardava il trasporto del fieno, del letame o della legna dalle baite situate sui pascoli a circa 2000 m, fino al paese dove si svernava durante la fredda stagione.
Nelle famiglie allora numerose, collaboravano tutti i membri, ognuno aveva la sua mansione.
Gli inverni erano nevosi proprio come quello di questo 2014. Non era insolito infatti calpestare cumuli di neve che arrivavano oltre le ginocchia.
In una giornata come questa dove nevica da 24 ore, i compiti che tutti dovevano svolgere all’interno della famiglia erano variegati. Mi raccontava infatti che quando la neve era così abbondante si poteva finalmente utilizzare la slitta che nel linguaggio dialettale si definiva Lòlza, adatta per trasportare a valle i vari raccolti dell’estate e quelli dell’autunno, diversa dalla slittino usato per divertirsi e per spostarsi Diceva che il primo viaggio era sicuramente più difficile da svolgersi e anche più faticoso perché bisognava comprimere la neve per rendere così duro il fondo e creare la pista per poter poi scendere più comodamente. Una volta caricate le balle di fieno o le cataste di legna, si iniziava a disporre nel modo più preciso il carico in modo che si disponesse il peso senza pericolo. Inutile dire che sul percorso c’erano anche dei tratti pianeggianti e le corde non sempre erano sufficientemente lunghe per gestire al meglio il mezzo, soprattutto nei lunghi pendii dove il terreno imponeva delle corse faticose, dove ci si poteva anche divertire un mondo.
Le discese erano impegnative poiché c’era il rischio di far sobbalzare il carico fuori dalla pista creando oltre alle difficoltà del recupero del materiale, anche la perdita di tempo considerando le poche ore di luce a disposizione.
Inutile ribadire che nella povertà usavano scarpe malandate, scucite, sicuramente di terza mano con altrettanti vestiti di panno pesante che però proteggevano loro malgrado.
I fratelli più grandi erano quelli che erano davanti alla slitta in quanto ritenuti più esperti per mantenerne la traiettoria mentre i piccolini stavano dietro e si assicuravano di non perdere parte del carico.
Teniamo presente il fatto che questo si svolgeva nelle ore centrali della giornata in quanto all’alba c’era il rito della messa, poi la scuola, il rientro a casa con un pranzo fugace sicuramente povero, spesso a base di patate e polenta, per poi riversarsi ognuno a svolgere le proprie mansioni.

Purtroppo non ho un’immagine che veda i bambini del tempo, ma questa rende davvero l’idea di ciò che vi ho scritto.

In questa giornata nevosa e silenziosa scandita dal cadere dei fiocchi, questo ricordo è molto presente in me, col pensiero a chi oggi non c’è più…

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